L’altra Medea senza pathos

Maurizio Schmidt ha deciso di dividere in undici capitoli la sua “Medea” tratta da Christa Wolf, la scrittrice tedesca che ha completamente ribaltato l’antico mito femminile puntando sulla condizione di profuga e immigrata della protagonista. Eppure questa messinscena allenta un po’ il pathos della vicenda che si perde nei racconti dei tanti – troppi – personaggi che si alternano sul palco. Il risultato è che lo spettacolo sarebbe stato bellissimo se il regista avesse posto l’accento più sulla donna, se avesse scelto per lei una recitazione un po’ meno gigionesca, se avesse mantenuto quelle voci fuori campo che si intrecciano all’azione sul palco e se avesse dato più luce a quelle visioni oniriche che si susseguono per oltre un’ora e mezzo di rappresentazione.

“Medea”, Teatro Verdi. Fino al 18 maggio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...