Ciao Vittoria, grazie di tutto

vittNon scriverò il solito “coccodrillo” in cui si tessono le lodi del defunto di turno. La tristezza stavolta me la tengo per me.  Voglio invece partire dalla morte di Vittoria Ottolenghi, una grandissima collega e un’energica critica, per  far luce sull’oscurità della televisione di questi anni. Amo il teatro e amo la danza grazie a lei. Come molti altri ho seguito i suoi programmi su RaiUno e mi sono addentrata nel mondo di Tersicore quando in televisione c’era ancora l’arte: l’arte del teatro, della pittura, della musica classica e della danza.  Oggi, al loro posto, una sequela infinita di soap tutte uguali, improbabili lezioni di cucina o, addirittura, di bon ton. The show must go on, certo. Ma che tristezza scoprire che oggi è più importante saper cucinare un piatto di spaghetti che conoscere o riconoscere un pezzettino di cultura. Ciao Vittoria. Grazie.

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