E allora mi do all’#umbrellacrossing

ombrello-cortese-2Milano. Metti una sera con una cara amica. Mettici pure un locale dove si beve un buon aperitivo, si mangiucchia, si chiacchiera e si ascolta musica in sottofondo. Mettici infine una pioggia scrosciante. Ecco, tu entri nel locale e per educazione lasci il tuo ombrello fuori, nell’apposito spazio, accanto a tanti altri. Il tuo ombrello l’hai appena acquistato per l’esosa cifra di 5 euro in una bancarella – l’unica che li vendeva – di un mercato rionale. Il tuo ombrello è tuo. Nel senso che ci hai perso giorni e giorni per scovarlo. Scegliere il colore, il modello del manico e la modalità d’apertura non sono mica “pizza e fichi”. Si tratta di un lavoro molto molto impegnativo. Ma l’hai trovato, finalmente. Ora è tuo. Son soddisfazioni.

Torna adesso alla fine di quella serata con la tua cara amica, nel locale dove si beve, si mangia, si chiacchiera e si ascolta musica. Dopo il secondo giro di cocktail, decidi che è arrivato il momento di smettere e di proseguire la serata altrove. Ti alzi, paghi ed esci. Fuori, nascosto dietro un albero c’è Noè che ti fa “Ciao ciao” con la manina. Tu lo ignori e fai per riprendere il tuo ombrello ma non lo trovi. Sparito. Volatilizzato. Smaterializzato fra alcune decine di suoi compagni. La tua amica prende il suo e tu no. Perché te lo hanno fregato. Qualcuno mi spieghi perché si rubano gli ombrelli e soprattutto perché hanno fottuto proprio il mio.

Non è una questione di soldi. E non è nemmeno una questione di affezione. Ma se ci sono decine e decine di ombrelli tu – ladro/a malefico/a – perché decidi di appropriarti proprio del mio?

Bando alle ciance. Piove che Iddio la manda. Noè continua a farti strani cenni con la mano. E davanti a te ci sono decine di ombrelli. In un attimo decidi. Chi di ombrello ferisce, di ombrello perisce. Cerchi di scovarne uno almeno dignitoso e te ne appropri (esproprio proletario, si sarebbe detto una volta). Ma dopo pochi passi ti accorgi che il nuovo ombrello fa cagare perché è tutto rotto.

Lamentarsi non serve. Bisogna agire. Avvii la campagna #umbrellacrossing che tradotto significa: ti guardi in giro e appena scovi un ombrello simpatico fai il cambio: molli il rottame inutile e te ne cucchi uno adatto a te.

E qui ti si apre un mondo che svela un’atroce verità: la gente non ha gusto. Tutti gli ombrelli che vedi in giro sono terrificanti: colori improponibili, manici rotti, fantasie inquietanti. Un disagio fisico e psichico per gli occhi e la mente.

Non ti resta che lanciare un appello.

Cari tutti e care tutte, l‘ombrello è importante. Metteteci amore quando lo scegliete. Cercate di non sottovalutarne la praticità. E per favore evitate i colori morti: l’inverno è già così triste di suo!

Ecco, poi, appena l’avete trovato, fatemi sapere dove lo lasciate….

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