Il “Mas-Sacre” di Villa Lobos spettacolarizza l’orrore

massacre1

Torino. Dopo la performance sensoriale di Kenji Ouellet, “Le Sacre du Printemps” di Stravinsky torna ad essere protagonista per Teatro a Corte con “Mas-Sacre”, la prima nazionale firmata da Maria Clara Villa Lobos al Teatro Astra, che sceglie quella musica per irrompere nell’industria del cibo che vede gli animali destinati al consumo alimentare come oggetti da confezionare velocemente e in serie.

Sullo sfondo, le proiezioni di allevamenti in batteria di polli, mucche, maiali, catturano l’attenzione spostandola troppo da ciò che accade in scena. Lo spettacolo si apre con alcuni danzatori che puliscono il sangue dal pavimento. E continua sul filo dell’orrore per quasi 50 minuti nei quali si susseguono momenti in cui i performer da carnefici diventano vittime, da uomini che uccidono in una terrificante catena di montaggio che strizza l’occhio addirittura a certe scene tratte da “Metropolis “ di Fritz Lang, diventano animali da macello appena macellati.

Unici momenti di “respiro” sono quegli insert pubblicitari dal sapore sarcastico in cui si mostrano panini a base di carne, poco o molto cotta.

massacre fine

L’orrore continua fino a quando la compagnia XL Production, con parrucche rosse, visi truccati e uno di loro vestito da improbabile bambina con tanto di treccine rosse alla Heidi, armata di coltelli e forchette, porta sul palco un momento di cannibalismo in cui la differenza fra l’uomo carnefice e l’animale vittima viene assolutamente azzerata.

Gli ultimi minuti dello spettacolo sono affidati a un video che mostra le eccessive attenzioni tra esseri umani e animali domestici, con tanto di lunghissima slinguazzata tra un cane e il suo padrone.

Un po’ troppo. Perché quelle proiezioni che riempiono il fondale spiazzano le azioni che avvengono in scena. Perché richiamano troppo quelle tratte da un qualsiasi documentario diffuso dagli animalisti negli ultimi dieci – forse anche venti – anni. Perché rendere l’orrore con l’orrore spesso non paga.

Per mettere a nudo la crudeltà basta molto meno. Non serve spettacolarizzarla troppo perché così diventa “altro”, diventa qualcosa di fronte al quale ci si abitua. E, soprattutto, viene vissuta come finzione teatrale anche se finzione – purtroppo – non è.

(Foto Lorenzo Passoni)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...