Frammenti d’amore e schegge di solitudine con André e la Christ a Teatro a Corte

apre

Torino. Un incontro come tanti se non fosse che alla fine verrebbe da pensare che potrebbe essere stato tutto un sogno. Un pub con sedie ribaltate sparse ovunque, qualche giacca abbandonata da avventori che sono già tornati a casa, un microfono in un angolo e un bancone che nasconde un vecchio giradischi. Poca luce, quella che resta accesa quando la serata è finita e tutti se ne sono andati. Ma anche quella che prende corpo in dimensioni spazio-temporali oniriche.

Lui, Jean-Baptiste André, è completamente ubriaco e si trascina come può in questa giungla di sedie.

Lei, Julia Christ, entra nel pub completamente fradicia: fuori piove.

I due quasi non si vedono: lei si lascia andare a un ballo solitario; lui si abbandona al canto.

Finché si accorgono l’uno dell’altra. Ma prima di incontrarsi, si spiano.

insieme

“Pleurage e Scintillement”, in scena al Teatro Astra per il Festival Teatro a Corte, è uno spettacolo delicato in cui il teatro danza trova la giusta collocazione con un finale che lascia felicemente stupìti.

lei

I danzatori sono molto bravi in quello sfuggirsi per poi rincorrersi, lasciarsi cadere per essere poi aiutati a rialzarsi, in quello sfiorarsi per poi avvilupparsi l’uno all’altra. Ma cercarsi e trovarsi dura solo qualche attimo e questo incontro di due anime svanisce nel possesso dei corpi.

Un po’ come la struggente storia di Lucifero e Catalina, caduti insieme nell’amore ma non nel tempo, tutto diventa impossibile: accendersi una sigaretta quando l’accendino è sparito o ritrovare l’accendino quando si resta senza sigarette. Allora meglio lasciar da parte i sogni. Meglio svegliarsi e restare ben ancorati alla realtà.

fine

Così, il finale. Lui se ne va. Lei rimette tutto a posto. Si siede dietro il bancone del pub e – da sola – si accende quella sigaretta mentre sfoglia una rivista femminile. Un epilogo nuovo per il panorama del teatro danza che mette in primo piano la figura femminile e la sua ritrovata indipendenza. Era ora.

(Foto Lorenzo Passoni)

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