Billy Cowie e la sua poesia del movimento tornano a Teatro a Corte

LP_09940

Torino. Elegante, raffinato, ironico, surreale, sensuale. Insomma, unico. La performance di Billy Cowie, alla sua terza presenza al Festival Teatro a Corte, non delude, anzi, rafforza la personalità artistica poliedrica e del suo creatore. Al Castello di Rivoli il docente presso l’università di Brighton, autore musicale, scrittore e filmmaker, impegnato nell’area delle performance e delle installazioni di teatro e danza, ha portato uno spettacolo che “si è fatto in tre”.

LP_09946

Si parte con “Art of Movement”, si passa per l’indimenticabile “Tango de Soledad” (presentato in prima nazionale nel 2012 sempre a Teatro a Corte) e si arriva a “Dark Rain”. Tre momenti che mettono a fuoco la genialità del loro autore e la bravura delle danzatrici che lavorano con lui, Simone Schmidt e Aneta Majcher dal vivo, Yumiko Minami, Tomohiko Kyougoku, Kaori Ito, Jaqueline Mitchell e Shintaro Oue in video. Tutte immerse nell’universo visivo di Silke Mansholt che ha prestato alcuni suoi disegni e ne ha realizzati di nuovi proprio per la performance di Cowie.

In “Art of Movement” l’ironia si fonde perfettamente con la tecnica regalando momenti spassosi quanto inverosimili accompagnati da intense coreografie danzate dal vivo e proiettate in 3D in spazi ristrettissimi.

In “Tango de Soledad” la bellezza delle musiche, delle coreografie e la perfezione stilistica della danzatrice lasciano senza fiato.

“Dark Rain” punta sull’interazione tra reale e virtuale con brani che si affidano totalmente all’ossessività di ritmi percussivi e alle splendide immagini della Mansholt proiettate – come sempre – sulle danzatrici e sul fondale.

Tre gioielli di danza e non solo, tre momenti molto diversi tra loro a livello emotivo, tre spazi mentali che accolgono e coinvolgono completamente.

“Art of Movement” – spiega lo stesso Cowie – mi è stato commissionato dal Giappone per il Festival di Kyoto e la sua cifra è la presenza di due danzatrici vere e due virtuali.  Lo spettacolo è composto da diverse parti. Quello che mi interessa è il pensiero che sta dietro il movimento. “Art” è molto ironico: da una parte si legge la teoria su un libro che riporta enormi falsità come quella del braccio morto; dall’altra, invece, ci sono i movimenti reali eseguiti dalle danzatrici, dal vivo e nel filmato in 3D”.

“Le danzatrici in video – prosegue Cowie – sono tutte giapponesi ma quando sono stato a Cuba ho cambiato le due ballerine “reali” con due cubane. Diciamo che ormai ne ho una collezione piuttosto ampia: egiziane, russe, giapponesi, cubane, europee…”

LP_09984

Ad illustrare l’altro punto di vista, è Simone Schimdt, una delle due ballerine in scena.
Simone, com’è per lei lavorare con Billy Cowie?
Ho conosciuto Billy a Cuba due anni fa e abbiamo lavorato sia in “Art” che in “Dark Rain”.
Lui è molto dolce e ti mette sempre a tuo agio, senza mai farti pressioni perché sa che le sue coreografie sono difficili. Nel caso di “Art” il problema più grande da affrontare è stato lo spazio strettissimo che avevamo a disposizione. Siamo abituate a muoverci in scene molto più grandi di solito,  qui invece ci siamo ritrovate su una pedana piccolissima, forse di mezzo metro quadrato. Inoltre la luce e l’intensità della musica sono molto forti: danzare in queste condizioni è difficile. Ma grazie alla pazienza di Billy ce la facciamo.

LP_09985

Mister Cowie, lei ha composto la musica di “Art”. Come l’ha adattata al campionario dei 122 movimenti codificati come il suo linguaggio della danza?
Sono abituato a usare brani musicali che ho composto molto tempo prima di mettere in scena un determinato spettacolo. Molti pezzi che ho usato in “Art” sono addirittura di 20 anni fa. Ma sono stati tutti abbinati alla necessità di legare le note ai movimenti. Alcune musiche sono state riarrangiate mentre quelle di “Dark Rain” sono nuove perché volevo qualcosa che si basasse si ritmi percussivi.

LP_09963

La cifra stilistica del 3D è ormai una costante nei suoi lavori così come la collaborazione artistica con Silke Mansholt…
Per me è molto importante l’aspetto visuale e ho sempre usato i disegni di Silke sia per “Tango” che per “Art” e “Dark Rain”. Ma ogni volta lo spettacolo è diverso proprio grazie al confronto tra la danza reale e quella virtuale. Le svelo un’anticipazione: nello spettacolo che porterò quest’anno al Festival di Edimburgo lascerò da parte il 3D e punterò su abiti bianchi e proiezioni per rendere ancora di più l’idea del flusso e del movimento continuo. Quello che più mi interessa.

(Foto Lorenzo Passoni)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...