Luigi Scano: “La mia arte punta a scavalcare tutte le inutili staccionate”

gigi scano

Per sette mesi l’anno fa il gelato alla “vecchia maniera” sul lungomare di Torregrande, provincia di Oristano, Sardegna. Il resto del tempo lo impiega a creare: disegni, pitture, sculture, maschere. Il tutto senza l’impegno di vendere. “Perché – come dice lui stesso – non mi piace vendere. Mi diverte di più regalare”.

E’ un artista, ma con il mondo dell’arte e – soprattutto – con quello del marketing di oggi proprio non ci vuole avere niente a che fare. Niente sito, nessun rapporto coi social, nemmeno un catalogo delle sue opere. Al suo “attivo” vanta soltanto una mail (scanoluigi@yahoo.it). Che però controlla soltanto di tanto in tanto.

gigi s

Luigi Scano a Torregrande è per tutti “Gigi”, il gestore di un chiosco che si affaccia sul mare e che è rinomato per il suo gelato rigorosamente fatto a mano, con prodotti scelti ogni mattina al mercato.

Vestito sempre di bianco, con la sua immancabile bandana arancione, offre i gusti che decide di fare di giorno in giorno, in base a quello che trova e che ha voglia di fare.

Ma, gelati a parte, Gigi “nasconde” nel garage della sua casa a Oristano una vera e propria galleria d’opere d’arte.

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Si parte dai disegni: semplici schizzi che ritraggono l’ambiente e le persone che incontra. “Quando prendo un foglio – spiega Scano – uso diverse matite a seconda dello spessore che voglio offrire. Tutto parte da un movimento, una sorta di rito gestuale, attraverso il quale traccio segni geometrici che, mentre vado avanti con il lavoro, prendono vita diventando moti ondosi, scogliere, isole ma anche volti e abiti”.

maschere

Volti e abiti che portano direttamente alla creazione delle maschere, tutte rigorosamente realizzate con teli di lino antico sul quale “realizzo stratificazioni di vinavil e stucco prima della ceratura per marmorizzarle – prosegue l’artista –  Alcune vengono anche laccate o cerate direttamente in forno”. Scano reinventa così l’arte della manifattura della maschera oristanese, anche recuperando e applicando materiali come broccati e tappeti, utilizzati nella loro attuale forma usurata dal tempo.

maschera A

Le sue maschere lasciano senza fiato: l’anima delle feste più antiche come la Sartiglia – il Carnevale sardo che riecheggia ricordi sfumati di duelli d’altri tempi –  si fonde con i colori del mare e la leggenda degli Uomini-Bue (secondo la tradizione, Erchitu è un uomo che ha subito una maledizione ed è stato trasformato in toro. Se in una notte di luna piena lo si sente muggire davanti a una casa, quella famiglia subirà un lutto).

UOMINI BUE OK

La grande tradizione sarda spunta anche da altri disegni realizzati con la tecnica della stratificazione. “Prendo un foglio e comincio a buttare giù un soggetto – racconta Scano – poi ne prendo un altro, lo ritaglio e creo così uno spessore non solo visivo ma anche tattile dell’opera che voglio rappresentare. Composizione e scomposizione dell’immagine sono parte fondante della mia ricerca stilistica dalla quale si snoda poi la parte di sperimentazione”.

disegno donna

Così Luigi Scano sperimenta. Non solo con i gusti dei gelati ma soprattutto con l’arte. “Quando mi dedico alle sculture, parto sempre da un bozzetto che poi faccio diventare materia usando il gesso cerato”. E allora eccole le sculture, quei corpi di donna stilizzati che spingono in alto, verso un altrove che non trova compimento nella finitezza umana.

sculture

“Immaginiamo di trovarci davanti a una staccionata. Di solito delimita una proprietà privata, un limite invalicabile oltre il quale è vietato andare, un territorio sconosciuto. Ma se quella stessa staccionata è dimessa e abbandonata tutto cambia. Quel limite non esiste più, quel muro è caduto. E ciò che c’è oltre appartiene a chiunque voglia vederlo. Questa è la mia ricerca e la mia arte”.

Luigi Scano secondo Giulia Seno
https://lavandaia.wordpress.com/2015/08/25/vacanza-in-sardegna-cerchi-sole-e-mare-trovi-anche-arte-e-passione-con-savina-dolores-massa-luigi-scano-e-alberto-masala-tra-gli-altri/

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